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Zoofarmacognosia: cos'è?

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La zoofarmacognosia è lo studio della automedicazione da parte degli animali selvatici. Anche se è una branca della zoologia poco conosciuta, nasce già intorno ai primi anni '90.

Lo studio del comportamento degli animali selvatici ha portato alla scoperta che essi utilizzano piante, terra e minerali per curarsi e questo non riguarda solo animali più evoluti come primati e mammiferi ma tutte le tipologie di animali, compresi gli insetti.

 

Anche l’uomo, prima che si parlasse di Scienza o medicina, ha utilizzato i rimedi che ha trovato a disposizione in Natura e sono sempre esistiti gli esperti di questi rimedi nelle varie epoche sia storiche che preistoriche ovvero druidi, sciamani, donne erbaliste, etc..

L’utilizzo dei rimedi naturali da parte dell’uomo anche in epoche molte lontane, nasce dall' osservazione degli animali selvatici e dai rimedi da essi utilizzati: in Occidente ad esempio si utilizzavano le foglie delle piante del lampone per le doglie e per fare recuperare in fretta le donne dopo il parto. L’utilizzo delle foglie di lampone nasce dall’osservazione che le femmine incinte di volpe mangiano le foglie di lampone quando si avvicina il parto.

Molte piante che si usano in fitoterapia, per quanto detto, hanno dei nomi che riportano agli animali selvatici che ne fanno maggiore uso come l’erba gatta (Nepeta cataria), o la lattuga di lepre (Grespino comune o Sonchus sp), l’erba dei cani (gramigna comune o Agropyron repens). 

 

Già nel IV secolo AC si ha notizia di automedicazione, da parte di Aristotele: egli osserva nel suo Historia animalium che i lupi mangiano erba e terra per indursi il vomito. E ancora Plinio il vecchio (nel Naturalia historia) parla di elefanti che mangiano le piante di mandragola prima di accoppiarsi: la mandragola ha proprietà afrodisiache!

 E ancora Claudius Aleianus, nel secondo secolo D. C spiega come i piccioni selezionano i germogli di alloro e i corvi parti della pianta di Agnocasto per inserirli nei nidi e proteggere i pulcini da infestazioni di parassiti. Anche Claudius Aleianus parla della abitudine dei cani di mangiare graminacee per eliminare i vermi intestinali.

 

Oggi ad esempio tramite vari studi sui lupi e sui cani, è stato confermato che se il cane mangia voracemente l’erba è perché ha disturbi intestinali (diarrea, gas, coliche, crampi) che possono essere riferibili anche a infezioni da parassiti,  mentre se mangia l’erba con calma è solo perché gli piace.

 

E’ importante notare che il cane distingue il tipo di vegetale: se mangia l'erba perché sta male predilige le graminacee, mentre se "brucacon piacere predilige piante come malva, parietaria, etc e raramente le graminacee. Quindi il cane mangia un tipo di erba rispetto un altro con consapevolezza. La conoscenza di quale erba mangiare è sia istintiva che da apprendimento dai cani più anziani ai cuccioli. 

In tempi più recenti l’osservazione dell’automedicazione degli animali si è arricchita della componente scientifica, grazie agli studi di numerosi ricercatori universitari.

Negli anni 60, il dott. Robert Wrangham e il dott. Toshisada Nishida, due antropologi,hanno studiato il consumo di vari tipi di foglie da parte degli Scimpanzè. In particolare si sono accorti che alcune tipologie di foglie non avevano alcun significato alimentare o nutritivo, quindi dovevano servire ad altro.

 

Considerando che dopo questi studi iniziali, in molti casi si è osservato appunto l’utilizzo di piante non a scopo nutritivo, nel 1990 il biologo Michael Huffman ha ipotizzato che fosse un comportamento di automedicazione. Studiando le feci di questi animali ha notato infatti che mangiavano alcuni tipi di piante come solo in caso di diarrea o parassiti intestinali. E’ interessante notare come queste piante sono normalmente tossiche ma questi scimpanzè hanno imparato a mangiarne in dosi che non creano conseguenze letali.  

Huffman ha posto le basi della zoofarmacognosia ovvero che gli animali a volte utilizzano piante che non fanno parte della loro dieta usuale, le piante utilizzate non hanno un valore nutrizionale significativo e queste piante sono u . 

Gli animali utilizzano questi rimedi quando hanno dei sintomi abbastanza precisi come letargia, depressione, anoressia, diarrea, crampi ma possono usarle anche per curare dei problemi cutanei o eliminare i parassiti dai luoghi dove stanno.

 

Le cure non vengono attuate solo su se stessi, ma tra gli Scimpanzè ad esempio, si curano tra di loro applicando medicamenti sulle ferite del compagno, come emerge da uno studio del 2019.

L’automedicazione non viene attuata solo tramite l’ingestione di erbe o piante ma anche  mangiando argille o terra. Questo fenomeno è conosciuto come geofagia e viene praticato da moltissimi animali. 

Spesso quando cani o gatti mangiano la terra, il comportamento viene spiegato come carenza di Sali minerali

In realtà nella terra normalmente non vi sono quantità di Sali minerali tali da giustificare il comportamento e spesso l’animale che mangia terra fa una dieta equilibrata

La spiegazione scientifica è che nella terra gli animali cercano piccole particelle di argilla e che hanno un ruolo specifico: l’argilla ha la capacità di captare micotossine, endotossine, batteri e può aiutare in molti disturbi gastrointestinali. L’acqua di argilla e le compresse di argilla sono infatti utilizzate per calmare i sintomi della gastrite o in caso di diarrea cronica o ancora per eccesso di gas nell’intestino.

Nelle foreste del Sud America pappagalli, scimmie, pecari, tapiri, cervi e molte specie di uccelli mangiano terre ricche di argilla.

In altre parti del mondo elefanti, scimpanzè, gorilla, persino insetti come termiti cercano terre ricche di argilla per curarsi.

In uno studio del 1999, è stato fatto un esperimento: sono stati somministrati dei semi contenenti alcaloidi in dosi non tossiche a dei macachi. Ad alcuni di essi è stato dato un cibo con argilla e si è visto che nel sangue di queste scimmie la concentrazione di alcaloidi nel sangue era inferiore

In altre osservazioni si è anche osservato che la geofagia può aiutare nelle infezioni intestinali.

 

La zoofarmacognosia è una branca della scienza che può aiutare sia il proprietario che il veterinario a capire alcuni comportamenti del cane e del gatto.

Ad oggi viene sempre più spesso inserita in percorsi di formazione professionale, per avere ulteriori strumenti per la cura naturale degli animali da compagnia e non solo cani e gatti, ma anche rettili, anfibi, uccelli e insetti.

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